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Visualizzazione dei post da ottobre, 2026

Casa, piazza e mercato dal "volto umano". La Spagna ci dice che il campo largo non basta.

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  Da anni passo le giornate tra assemblee, volantini, libri, e di una cosa sono certo: se il mercato è il “padrone di casa”, i decreti d'emergenza servono a poco . Da dove parte la rivolta La scintilla è stata lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, che viveva da 70 in una casa di Madrid. Le proteste sono partite dopo lo sfratto e sono presto diventate una critica alla crisi abitativa in generale, con migliaia di persone accampate a Puerta del Sol , il luogo simbolo del 15-M. Ma la scintilla è diventata incendio perchè in dieci anni il prezzo medio degli affitti al metro quadro è quasi raddoppiato, e gli affitti turistici e i fondi speculativi sono indicati tra i responsabili dell'aumento dei prezzi. Secondo i sondaggi la casa è la prima preoccupazione degli spagnoli, soprattutto dei giovani. A organizzare non sono i partiti. Il motore è il Sindicato de Inquilinas, sindacato degli inquilini, che promuove le proteste e ha già lanciato l'appello allo sciopero generale...

La catena di gestione della crisi industriale

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  Quando una fabbrica entra in crisi, tutti fanno le proprie analisi. “La guerra, i mercati, l'energia, la concorrenza”, quasi nessuno si chiede chi, in concreto, tiene in mano la crisi. Chi decide quali reparti chiudere, quali prodotti lanciare, dove spostare le linee, chi mandare a casa e per quanto tempo? In Italia questo potere sta quasi interamente da una parte sola. Sono le imprese a decidere piani, tempi e modi della ristrutturazione, con un criterio che non è l'interesse del territorio né quello dell'occupazione, ma la protezione del margine di profitto. Gli altri arrivano dopo, a decisioni già prese. Il sindacato viene informato, le istituzioni convocano un tavolo, e lo Stato al massimo chiede di "fare il possibile". Una vera politica industriale, che dica cosa produrre, dove e con quali vincoli, non c'è. C'è la gestione continua dell'emergenza sociale. In questo modo i costi della crisi diventano collettivi ma il potere decisionale resta p...

FABBRICHE SOSPESE . QUANDO L'ATTESA CONSUMA CHI LAVORA

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Ammortizzatori prorogati senza piano industriale, formazione che non arriva, rappresentanze che non rappresentano. Cosa succede a chi lavora in una fabbrica sospesa, e cosa si può fare per uscirne Immaginate un reparto come tanti. Le macchine ci sono, i turni anche, ma qualcosa non torna. Ogni tanto si firma una proroga della cassa integrazione o del contratto di solidarietà, ogni tanto qualcuno assicura che "il piano industriale sta arrivando", ma questo puntualmente non arriva. I corsi di formazione restano una chimera, gli impianti invecchiano insieme ai lavoratori. E quando ci si rivolge ai rappresentanti sindacali interni, la risposta è quasi sempre vaga. La crisi persiste ma non viene esplicitamente dichiarata dentro i cancelli dello stabilimento. È qualcosa di più sottile, una perenne attesa del nulla. Chi ha passato decenni in fabbrica conosce la differenza tra un fermo con una prospettiva e una sospensione senza sbocco. Nel primo caso si sa che cosa si aspetta. Nel ...